Breve Storia di Ciancia (scroll down for English text)

Ciancia ebbe il suo timido inizio l’8 Settembre del 1992 quando Jonathan Spingarn, nostro fondatore, decise di incontrarsi con alcuni amici per conversare in italiano al leggendario Café Diem. Il gruppo rimase incentrato su un circolo di amici per circa un anno. Di fatto, difficilmente enumerò più di cinque o sei partecipanti. Nel 1993, con l’arrivo di Nicolette Vajk e alcuni dei suoi amici, il gruppo crebbe fino ad annoverare circa quindici elementi.

Nel corso della ricerca di spazi alternativi all’affollamento del Café Diem, il gruppo si spostò al Café Intermezzo, allora un luogo molto chic, frequentato da viaggiatori, scrittori, filologi e nostalgici del mondo europeo. Tuttavia, ben presto divenne apparente che il gruppo creava delle difficoltà per via delle formali regole del locale, inadatte a consentire conti separati e un libero utilizzo dei posti a sedere. Proprio allora, i gestori del nascente Café Mythology offrirono l’uso della loro sala di secondo piano. Il gruppo si incontrò al nuovo locale nell’agosto del 1993, e continuò a frequentarsi fino al 1995. A quel tempo, almeno cento persone erano al corrente dell’esistenza del gruppo, inclusi diversi italiani. Il gruppo acquisì una discreta popolarità, sebbene il suo scopo originario sembrava essrsi sfumato. Uno dei problemi principali che affliggevano le riunioni era che la gente parlasse spesso in inglese. Ma senza una direzione, ed in mancanza di ben definite linee di demarcazione la partecipazione non era controllabile. Alcuni membri originari avevano iniziato a disertare il gruppo, mentre una sempre crescente partecipazione aderiva allo scopo d’incontrare nuova gente. Per un certo periodo, il gruppo rischiò di perdere la propria identità e la propria ragion d’essere. La capitolazione della formula originaria avvenne nel momento in cui Café Mythology chiuse i battenti.

Avvertendo la necessità di una radicale ristrutturazione, una commissione centrale, composta da Angela Butler, Manuela Ayers, Giancarlo Pirrone e Massimo Romano, si unì a Nicolette e a Jonathan, facendosi carico della stesura di nuove regole che dessero una struttura al gruppo. Fra le decisioni prese allora fu stabilita la regola cardinale di limitare all’italiano la lingua parlata agli incontri. Il gruppo era ancora gestibile telefonicamente. Tuttavia, la commissione evidenziò che esso avesse bisogno di uno strumento di comunicazione, e inoltre, di un ambiente più adatto alla conversazione. Infatti, dopo aver vagliato alcune alternative, la commissione decise di tentare di riunirsi presso case private. Tale decisione implicava delicate questioni riguardanti sia la sicurezza e la privacy dei padroni di casa, che il comportamento dei convenuti. Le preoccupazioni erano di ovvia natura, tuttavia fu proprio questa decisione a rivelarsi lungimirante.

Il primo di questi incontri ebbe luogo presso l’abitazione di Giancarlo Pirrone, odierno direttore. L’incontro fu caratterizzato da un ampia ed entusiastica partecipazione, evidenziando che la formula “in privato” era di gran lunga più desiderabile di quella provata in precedenza nei locali pubblici.

All’incontro, alcuni membri decisero di cucinare dei piatti italiani. La gente si galvanizzò a tal punto che diversi partecipanti rimasero fino a sera inoltrata a chiacchierare. Fu un incontro leggendario. Un’ininterrotta catena di richieste telefoniche di notizie sul seguente incontro seguì quella storica serata. Fu l’inizio di una lunga tradizione.

Adesso si presentava la questione di come gestire un nutrito gruppo che si incontrasse con una certa regolarità presso abitazioni private. Il compito fu affidato ad una commissione direttiva di otto elementi, costituita dal gruppo originario al quale aderirono Marcia Briscoe e Catalina Scarso. Auspicando una futura associazione ufficiale del gruppo, conosciuto ancora come Club Italiano, ne vennero redatti lo statuto e gli obiettivi culturali e linguistici.

Il nome Ciancia fu adottato con una votazione generale nell’autunno del 1996. Il nome simbolizza “chiacchiere”, “pettegolezzi”, “conversazione da caffè”, un’auto-ironia orientata a temperare la serietà delle finalità linguistiche del gruppo. Seguirono diversi anni di sviluppo geometrico durante i quali Ciancia triplicò il numero degli iscritti, grazie anche alla redazione di un bollettino trimestrale ed al lavoro volontario di Kathryn Hutton and Mark Lusher. Diversi editoriali e saggi di carattere interculturale furono pubblicati sul bollettino. Fu istituita una piccola biblioteca circolante di testi italiani, persino una borsa di studio per studenti di lingua italiana.

Nel 1998, grazie alla lungimirante opera di Ross Reynolds, l’amministrazione, il bollettino e l’archivio dati-indirizzi furono modernizzati con un sistema interamente elettronico, una svolta importantissima che consentì al club di valicare le barriere della sua circolazione stampata. Di lì a poco, la commissione decise di varare il sito web di Ciancia, una realizzazione di Daniele Gonzales, Thöndo Communications. Da quel momento in poi, Ciancia crebbe ad un ritmo costante, raggiungendo nel 2004 l’attuale quota di 900 membri, con un’alta percentuale di partecipazione attiva. Oggi Ciancia è una delle più ampie organizzazioni culturali italiane del sud-est degli Stati Uniti, sorpassata in numero di partecipanti solamente dalla Società Italiana, una disciolta organizzazione culturale basata ad Athens, Georgia negli anni ’60, oggi risorta.

Il successo di Ciancia è attribuibile all’entusiastica e pluri-culturale partecipazione di pubblico, all’assenza di restrizioni di carattere formale e alla trasparenza della sua organizzazione. L’istituzione di un abbonamento e di un bollettino mensile gratuiti, l’ambiente culturalmente stimolante, la calma e l’eleganza delle case private e i prodigi culinari dei padroni di casa e di alcuni membri, creano un’atmosfera rilassante, ideale per creare una piacevole parentesi dagli impegni e le responsabilità dello stile di vita contemporaneo.

Ciancia è inoltre cresciuta grazie ad un sorgente interesse per la cultura e la lingua italiana, diventando un vero punto di riferimento per gli appassionati ed i cultori del nostro vernacolo. I singolari contrasti e la reciprocità della cultura italiana e americana, l’antica alleanza politico-economica dei loro governi, l’eterna curiosità e il desiderio di apprendere l’un dall’altro sottolineano peraltro che nessuna cultura o lingua è superiore ad un’altra; che la vera ragione per incontrarsi è quella di condividere le sorprendenti distinzioni dell’esperienza umana, di scoprire l’ennesima espressione della sua inesauribile diversità.

L’istituzione di gruppi sociali di natura interculturale è di vitale importanza in un’era di grandi contrasti sociali, discordia fra nazioni, incompatibili etnie, estremismo religioso e divergenti paradigmi culturali. È perciò in una prospettiva umanistica ed, in un certo senso, idealista che Ciancia può essere vista come uno di quei rari luoghi dove la cultura americana, di chiaro stampo occidentale, e quella italiana, di tessuto classico e secolare, possono incontrarsi e stabilire un dialogo reciprocamente edificante. – A.G.P.

Brief History of Ciancia

Ciancia began on September 8, 1992 when Jonathan Spingarn gathered some friends at the legendary Café Diem to practice Italian conversation. The group remained small and self-contained for about a year – in fact, according to Jonathan, there were rarely more than a few people attending the meetings. In 1993, when Nicolette Vajk and her friends joined in, the group grew to about 15 people.

Driven away from the bustle of Café Diem, the group temporarily relocated to Café Intermezzo on Peachtree Street, then, a chic and undisclosed spot, mostly attended by writers, world travelers and nostalgic Europeans. But it was soon apparent that the group was not welcome there as the Café became a very popular spot and its formal seating policy could not accommodate an open assembly. It was then that the managers of Café Mythology in Midtown offered the use of their second floor. The group met there for the first time in August 1993 and remained there until 1995. By this time, well over a hundred people, including a large number of Italians had attended the meetings. The group was a buzz, although things were not exactly as they were supposed to be. Longtime members were dropping out and nobody really knew who was in charge. One of the primary problems affecting the group was that people were speaking English at the meetings, for without boundaries attendance is unrestrained. The group was losing its identity and ragion d’essere as its meetings were regarded by many as just another way to meet interesting people. The final blow came when Café Mythology closed.

Sensing the need for a radical reorganization, a core committee, which included Angela Butler, Manuela Ayers, Giancarlo Pirrone and Massimo Romano, joined Nicolette and Jonathan in their effort, and planned a new future for the club. It was decided that the club would stick to its primary purpose as an Italian conversation club. It was also decided that the group needed an instrument of communication among its members and a quieter environment, suitable for conversation. In fact, after trying a few additional public spaces, the core committee decided to test meeting in private homes. There were obvious concerns about conduct and private property, but it turned out to be a farsighted decision. The first of such meeting was held in January 1996, at the home of Giancarlo Pirrone, its current director. It was the largest attendance to that point, and it became evident that this was a far more favorable formula. Some members decided to prepare Italian dishes. People had a blast and stay late. Attendees couldn’t wait to come to the next meeting. It was the beginning of a long tradition. But meeting in private homes required a much tighter organization. A steering committee, entirely consisting of volunteers, was established for this purpose; by-laws and a mission statement were drafted in view of a non-profit status structure.

In September 1996, the name, Ciancia was introduced by a poll. The name symbolizes “idle talk” or “empty words”, a deliberate wink, meant to temper the more serious objectives of the club. Years of steady development followed, fostered by a bulletin published four times a year and by the work of Kathryn Hutton and Mark Lusher. Many writers published essays and articles on our bulletin. This was a time Ciancia started a small circulating library and made a book scholarships available to students of Italian language.

In 1998, thank to the foresight of Ross Reynolds, the bulletin, the database and the administration were transitioned into electronic media. It was another breakthrough, allowing the club to develop beyond the boundaries of its mailing circulation. Shortly thereafter, we introduced our current website, designed by Daniele Gonzales, of Thöndo Communications. Since that moment, Ciancia grew at a steady pace, eventually reaching over 900 members, with a very active participation. Today Ciancia is one of the largest Italian cultural organizations in the South East, surpassed only by the disbanded Società Italiana, which was based in Athens, Georgia in the 60’s and had, at its peak, over 1,000 members. The Società Italiana was reborn a few years ago.

Ciancia’s success is due to its enthusiastic, multi-cultural participation, lack of formal restrictions and open organizational structure. Its free membership and monthly bulletin, its culturally stimulating attendance, its quiet and charming meeting environment and the remarkable culinary efforts of its hosts and members, create a relaxing atmosphere that fits the busy lifestyle of the 21st century. Due to an ever-growing interest for the Italian culture, language and traditions, Ciancia has prospered and grown into a reference point for its aficionados.

The interesting contrasts and reciprocity of the Italian and the American culture, the old alliance between their governments, the curiosity and desire to learn from one another, underscore that no culture or language is better than another; that the reason to gather is to discover and share the umpteenth facet of the infinitely interesting diversity of the human experience. Intercultural social groups are of vital importance in a time of great divide between nations, clashing ethnicities, religious extremism and diverging cultural paradigms. Thus it is in a humanistic and, to some extent, idealistic perspective, that Ciancia may as well be regarded as one of the few places where the American culture, of unmistakable Western make, and the Italian tradition, of classic and secular fabric, may meet and establish a mutually enlightening dialogue. –A.G.P.